8 SETTEMBRE 1855: PRESA DELLA TORRE MALAKOFF

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8 SETTEMBRE 1855: PRESA DELLA TORRE MALAKOFF

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Settembre 8, 2022    
12:00 am

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• Leggiamo Lev Tolstoj, in ” Racconti di Sebastopoli”

All’orizzonte del mare, dove si vedeva la linea di fumo nera di una nave, salivano lunghe nuvole bianche, precursori del vento. Per tutta la linea di fortificazioni, soprattutto sulle montagne, sul lato sinistro, apparivano pennacchi di fumo spessi, bianchi, continuamente illuminati dal lampo che brillava anche nella luce di mezzogiorno.

Questi pennacchi si allargavano assumendo varie forme, si sollevavano nel cielo in colonne scure, i fumi si mostravano qui e là: alle montagne, sulle batterie del nemico, nella città e nel cielo. I suoni dei colpi non si fermavano e rotolando scuotevano l’aria… Verso mezzogiorno, i fumi si fecero più rari, l’aria fu meno scossa.

– Eppure, il secondo bastione non risponde già – dice l’ufficiale degli ussari che era a cavallo.

– È tutto distrutto! È terribile!

Anche Malakoff, mi sembra che ai loro tre colpi abbia risposto solo uno, – aggiunse quello che osservava con un cannocchiale mi fa arrabbiare! Perché stanno zitti? Ecco, sparano dritto nella batteria di Kornilov e non risponde!

– Guarda, ti dico che verso mezzogiorno smettono sempre di bombardare. Ecco, anche oggi… Andiamo piuttosto a pranzo…Ora ci stanno già aspettando… non c’è niente da guardare.

– Aspetta! Non disturbarmi! – rispose chi osservava attraverso la lunetta, guardando Sebastopoli con particolare ostinazione.

– Cosa c’è laggiù? Cosa c’è?

– Un movimento nelle trincee. Colonne spesse si avvicinano.

– Ma così si vede – disse il marinaio. – Camminano in colonne. Bisogna dare un segnale.

– Guarda! Guarda! Sono usciti dalla trincea.

Infatti, a occhio nudo si vedevano le macchie nere delle batterie francesi scendere dalla montagna nel burrone, nella direzione del bastione. Davanti a queste macchie si distinguevano linee scure già abbastanza vicine alla nostra linea. Sui bastioni, in vari luoghi, come correndo, si infiammavano i fumi bianchi dei colpi. Il vento portava i ripetuti suoni della sparatoria, come se la pioggia stessecolpendo i vetri.

Le linee nere avanzavano sempre più, circondate dal fumo. Gli scoppiettii della sparatoria, sempre più frequenti, si confondevano in un rumore rotolante, prolungato. Il fumo si alzava sempre più spesso, si disperdeva rapidamente per tutta la linea e infine si confondeva in una nuvola blu dove, da qualche parte, brillavano fuochi e punti neri. Tutti i suoni si mescolavano in un fragore rotolante.

– L’assalto! esclamò l’ufficiale, con il viso pallido, dando la lunetta al marinaio.

I cosacchi galoppavano sulla strada, gli ufficiali a cavallo, il generalissimo in auto, con la sua suite, passavano davanti. Su ogni volto si leggeva la terribile angoscia e l’attesa.

– Non è possibile che l’abbiamo preso! – disse l’ufficiale a cavallo.

– Dio! La bandiera! Guarda! Guarda – dice l’altro, soffocando e restituendo la lunetta. – La bandiera francese è a Malakoff!

– Non è possibile!