4 NOVEMBRE 1813: SPAGNA – INIZIO DEL TRADIMENTO DEL REGGIMENTO DI FRANCOFORTE

4 NOVEMBRE 1813: SPAGNA - INIZIO DEL TRADIMENTO DEL REGGIMENTO DI FRANCOFORTE

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Novembre 4, 2022    
12:00 am

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  • Leggiamo i taccuini della sabretache del novembre 1899:

 

Il 4 novembre, alle 10 di sera, il maggiore di Preen da Nassau arrivò al campo, dove portò la prima notizia della battaglia di Lipsia, della ritirata dell’esercito imperiale e della defezione della Baviera. Il Granduca di Francoforte era in fuga e i suoi stati erano occupati dagli alleati. Distribuì pacchetti di giornali tedeschi e inglesi e consegnò al colonnello de Kruse una lettera particolare del duca di Nassau, in cui si raccomandava al colonnello di cogliere la prima occasione favorevole per passare agli inglesi. 

Kruse immediatamente si schierò dalla sua parte e decise di non lasciar sfuggire quest’occasione. Da quel momento in poi, giocò un’indegna commedia, affermando, davanti a testimoni, la sua incrollabile fedeltà per l’Imperatore!

Il 10 novembre i tedeschi di Francoforte bruciarono le loro ultime cartucce per la Francia ai ponti della Nivelle. Wellington, attaccando la linea di Nivelle, portò via le ridotte di Serre e Annoa, passò il fiume a Saint-Pé e cercò di tagliare da Bayonne l’ala destra dell’esercito francese. Non ci riuscì e i francesi si ritirarono. La divisione Vilatte si accampò sui ghiacci.

Verso la fine di novembre, il colonnello di Kruse estese il progetto di defezione al comandante dei Badois e al capitano Damboer, comandante del battaglione del Principe Primat. Il primo, fedele al dovere militare, respinse con indignazione la proposta del colonnello di Nassau, dicendogli che non avendo, come lui, un ordine del sovrano, si considerava sempre vincolato dall’onore militare e dal suo giuramento e che non bisognava contare sulle truppe di Bade per compiere un tradimento. Damboer, al contrario, promise di seguirlo e mise subito gli ufficiali più anziani al corrente della situazione. Decise solo di non avvertire la truppa, i cui sentimenti napoleonici erano esaltati. 

L’occasione si presentò il 10 dicembre, quando Soult ordinò un’offensiva generale contro gli anglo-spagnoli. I tedeschi, inizialmente posti a sostegno di una divisione francese, ricevettero alle 8 di sera l’ordine di rilevare questa divisione. Il generale Vilatte, ferito, lasciò il campo di battaglia. Si ordinò di cessare il fuoco. Anche i tiratori di Brunswick, sorpresi, arrestarono il loro e Kruse mandò un sottufficiale di Nassau per avvertire il generale inglese che tre battaglioni tedeschi stavano per passare nei suoi ranghi.

Soult inviò l’ordine di tornare a Bayonne. Il momento decisivo arrivò: mentre il battaglione di Baden eseguiva l’ordine, Nassau e Francoforte si misero in marcia dalla parte degli inglesi. Il Capo di Stato Maggiore francese arrivò in quel momento e chiese a Kruse la spiegazione dello strano movimento che stava eseguendo. Il colonnello di Nassau gli rispose che aveva diviso le sue truppe in due colonne, facendo gancio con i tre battaglioni per raggiungere il battaglione di Bade. 

L’ufficiale francese si allontanò senza diffidenza. Arrivò il 34º reggimento di fanteria, il cui capo disse di aver ricevuto l’ordine di unirsi ai tedeschi. Kruse gli rispose di cercare una strada alternativa a quella che stava seguendo poiché troppo stretta per un flusso di uomini così importante. Il francese rifiutò e aspettò, ma perse presto la pazienza e imboccò la strada dietro il battaglione di Bade. I tre battaglioni arrivarono così nelle linee inglesi. 

Damboer, di sua iniziativa e senza un ordine del suo sovrano, consumò il suo crimine militare. Invano gli autori tedeschi cercarono di scusare e persino di glorificare l’atto del capo dei battaglioni di Nassau. L’Imperatore decise, con decreto del 25 novembre, che le truppe tedesche dell’esercito di Spagna sarebbero state disarmate e inviate all’interno come prigioniere di guerra. Il colonnello di Kruse volle evitare alle sue truppe il disarmo e la prigionia; era forte, d’altronde, dell’ordine del suo sovrano.

Costa de Cerda dice: Sono francese e profondamente affezionato alla grandezza del mio paese. Tuttavia, non posso, nel nome stesso del sentimento che provo, esprimere una colpa per questi patrioti tedeschi che servono contro cuore una causa che sentono non essere loro, ritornando alla causa che credono essere quella della loro patria. Che ciascuno apprezzi e giudichi.

I soldati giudicano come soldati. Se l’azione di Kruse può trovare una parvenza di scusa, quella di Damboer non può. Ci sarebbe stato solo un grado in più nell’infamia della loro azione: si tratterebbe di fare come i sassoni e girare le armi contro di noi sul campo di battaglia.

Il giorno seguente, mentre il battaglione di Baden e i piccoli depositi di Nassau e di Francoforte furono disarmati a Bayonne e condotti a Mortagne, i due battaglioni di Nassau e di Francoforte furono condotti dagli inglesi verso il mare, imbarcati il 14 dicembre a Passage e portati a Londra. Furono presto diretti da lì in Olanda, ma una terribile tempesta arrivò al momento del loro sbarco. 

I Francofortesi riuscirono tuttavia a raggiungere la terra senza incidenti, più felici dei loro compagni di Nassau che videro la morte di 12 ufficiali e 218 soldati. Sopravvissuti solo 3 ufficiali e 40 uomini. Il battaglione di Francoforte, comprendendo i rinforzi che gli erano pervenuti, contò 1 368 uomini in Spagna. Il maggiore Vogt riaccompagnò circa 300 soldati in Germania e Damboer ne portò circa 240 nella sua defezione. Le perdite del battaglione nella Penisola furono di 800 uomini.

I 240 uomini che ritornarono a Francoforte furono immediatamente comandati, dagli alleati, per raggiungere in Francia il reggimento del Granducato che lì combatteva contro di noi. Questi sfortunati, senza soldi e a brandelli, avevano sperato in un po’ di riposo. Forse anche questi veterani dell’esercito spagnolo accettavano con riluttanza di combattere la Francia, che avevano servito gloriosamente per sei anni. Essi reclamarono almeno il loro saldo arretrato e nuove uniformi; infine, esasperati, si ammutinarono. Non ci volle niente meno che il consiglio di guerra per riportarli all’obbedienza. Tre dei più compromessi, condannati a morte, furono fucilati a salve, poi gettati in prigione; erano ancora lì, il 7 luglio 1814, quando il loro reggimento, tornando dalla Francia, rientrò a Francoforte…