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25 MAGGIO 1815: MURAT OFFRE SENZA SUCCESSO I SUOI SERVIZI A NAPOLEONE

25 MAGGIO 1815: MURAT OFFRE SENZA SUCCESSO I SUOI SERVIZI A NAPOLEONE

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Maggio 25, 2023    
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Tipologia evento

• Leggiamo, da Chateaubriant, le memorie d’oltretomba

Alla pace di Parigi, Murat faceva parte dell’Alleanza, il milanese era stato restituito all’Austria: i napoletani si ritirarono nelle Legazioni romane. Quando Bonaparte, sbarcato a Cannes, entrò a Lione, Murat, perplesso, avendo cambiato interesse, uscì dalle Legazioni e marciò con quarantamila uomini verso l’Alta Italia, per fare diversivo a favore di Napoleone. Rifiutò a Parma le condizioni che gli Austriaci spaventati gli offrivano ancora: per ognuno di noi è un momento critico.

Il barone di Firmont respinse le truppe di Murat, prese l’offensiva e le condusse a Macerata. I napoletani si sbilanciarono; il loro generale-re tornò a Napoli, accompagnato da quattro lancieri. Si presenta alla moglie e le dice: “Signora, non ho potuto morire.” Il giorno seguente, una nave lo condusse verso l’isola di Ischia; raggiunse in mare un pinco, carico di alcuni ufficiali del suo personale, e fece vela con loro per la Francia.

La signora Murat, rimasta sola, mostrò una presenza di spirito ammirevole. Gli austriaci erano al momento di apparire: nel passaggio da un’autorità all’altra, un intervallo di anarchia poteva essere riempito di disordini. La reggente non precipitò la sua ritirata; lasciò che il soldato tedesco occupasse la città e fece illuminare di notte le sue gallerie. Il popolo, vedendo da fuori la luce, pensando che la regina sia ancora lì, rimase tranquillo. Tuttavia, Carolina esce da una scala segreta e si imbarca. Seduta a poppa della nave, vide sulla riva risplendere il palazzo deserto da cui si allontanava, immagine del sogno luminoso che aveva avuto durante il sonno nella regione delle fate.

Carolina incontrò la fregata che stava riportando indietro Ferdinando. La nave della regina fuggitiva fece il saluto, la nave del re richiamato non lo restituì: la prosperità non riconobbe l’avversità della sorella. Così le illusioni, svenute per gli uni, ricominciano per gli altri; così si incrociano nei venti e sulle onde gli incostanti destini umani: ridenti o funesti, lo stesso abisso le porta o le inghiotte.

Murat compì la sua corsa altrove. Il 25 maggio 1815, alle dieci di sera, approdò al golfo Juan, dove suo cognato aveva abbordato. La fortuna faceva giocare a Gioacchino la parodia di Napoleone. Questi non credeva alla forza della sventura e al soccorso che porta alle grandi anime: difese al re detronizzato l’accesso di Parigi; mise al lazzaretto quest’uomo attaccato dalla peste dei vinti; lo relegò in una casa di campagna, chiamata Plaisance, vicino a Tolone. Avrebbe fatto meglio a non temere un contagio di cui lui stesso era stato colpito: chissà cosa avrebbe potuto cambiare un soldato come Murat nella battaglia di Waterloo?

• Il re di Napoli, nel suo dolore, scrisse a Fouché il 19 giugno 1815:

Risponderò a coloro che mi accusano di aver iniziato le ostilità troppo presto, che lo furono su richiesta formale dell’imperatore, e che da tre mesi non ha cessato di rassicurarmi sui suoi sentimenti, accreditando ministri accanto a me, scrivendomi che contava su di me e che non mi avrebbe mai abbandonato.

Solo quando si è visto che avevo appena perso con il trono i mezzi per continuare il potente diversivo che durava da tre mesi, si volle smarrire l’opinione pubblica insinuando che ho agito per conto mio e all’insaputa dell’imperatore.