16 NOVEMBRE 1805: VERSO AUSTERLITZ – OUDINOT FERITO A HOLLABRÜNN

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16 NOVEMBRE 1805: VERSO AUSTERLITZ - OUDINOT FERITO A HOLLABRÜNN

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Novembre 16, 2022    
12:00 am

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  • Leggiamo ” Maresciallo Oudinot, duca di Reggio”, secondo i ricordi inediti del maresciallo:

L’esercito marciò verso nord e raggiunse i russi del principe Bagration a Hollabrünn. Nonostante fosse inverno, la battaglia iniziò verso la fine della giornata, alle tre del pomeriggio. Shock straordinario per l’accanimento dei due partiti, per il prolungamento della lotta nelle tenebre più fitte e per la confusione che ne conseguì.

Un reggimento di granatieri, di fronte al villaggio di Schœngraben, a trecento passi dai russi, si precipitò su di loro dopo una viva cannonata. I russi, molto calmi, attendono fermi. Un secondo reggimento accorse a sostenere il primo e si scagliò contro il nemico, che sembrava voler muovere a destra. Per contenere questo movimento e cercare di intercettare da dietro la strada di Znaim, due brigate avanzarono a tentoni, perché giunse la notte; si persero in un terreno tagliato da burroni, ruscelli e paludi.

I dragoni di Sébastiani, che erano in testa, danno in una massa di fanteria. Amici o nemici? Non si sa; ci vuole il bagliore degli spari per riconoscere i russi. I francesi caricarono, fecero un’imboscata e continuarono il loro cammino, ma senza accorgersi di aver lasciato dietro di sé una truppa nemica, che rivelò la sua presenza a colpi di mitra. Una nuova carica la distrusse, mentre i granatieri, avanzando, ma senza incontrare avversari, corrono in un villaggio dalle strade nere, vuote e silenziose.

Questo silenzio, che li sorprende, lascia presagire un’imboscata. Si ritirano, poi ritornano, mentre i russi, rannicchiati nelle case, spuntano all’improvviso urlando come bestie e colpiscono con furia. Non posso sparare nella mischia. Ci si scontra con forme vaghe, appena riconoscibili dalla voce per la differenza dei linguaggi, ci si lancia gli uni sugli altri all’arma bianca; ci si sgozza senza vedersi e la carneficina si ferma solo alle undici di sera. Il terreno restava ai granatieri e il giorno dopo si contarono 6900 russi uccisi, feriti o prigionieri.

Oudinot, colpito alla coscia durante l’azione, continuò a dare ordini fino alla fine . Dovette tornare a Vienna, per ordine di Napoleone, per guarire la ferita, ma due settimane dopo, conoscendo l’imminenza di una grande battaglia decisiva, corse in Moravia per riprendere il suo posto, due giorni prima di Austerlitz. “Il vostro coraggio supera le vostre forze, gli disse l’Imperatore; io darò i vostri granatieri a Duroc e voi resterete vicino a me.”

 

  • Leggiamo ora i “Quaderni del capitano François”:

Il 13 ci accampiamo a tre leghe da Vienna. Nello stesso giorno passiamo il Danubio. Il giorno dopo avanziamo su Stekeren, dove troviamo un negozio di effetti militari in cui prendiamo le scarpe (ne avevamo grande bisogno).

Due giorni dopo, camminiamo su Hollabrünn, dove troviamo la retroguardia russa. Mentre la inseguiamo, siamo fermati da una sfilata, davanti al villaggio di Schœngraberg.

Nonostante la notte, i Réunis avanzano per attaccare il nemico di fronte e da sinistra. Il nostro coraggioso generale Oudinot, degno di comandare una divisione così bella, si mette a capo della brigata Laplanche. I russi, che avevano il vantaggio della loro posizione, ci ricevono energicamente ed è solo alle undici di sera che restiamo padroni del campo di battaglia. Era coperto di morti, perché i russi sono buoni soldati e come li dipinse il grande Federico: “Non basta uccidere un russo, bisogna ancora spingerlo per farlo cadere.” La verità è che sono coraggiosi e tengono saldamente ai posti che devono difendere.

In questa bella vicenda il generale Oudinot, che ci dava ovunque l’esempio del coraggio e dell’intrepidità, venne gravemente ferito, così come i suoi due aiutanti di campo, i signori Demengen e Lamollo. Il generale Duroc assunse il comando della nostra divisione.

 

  • Oudinot fu il soldato che riportò più ferite durante tutte le guerre della Rivoluzione e dell’Impero: 34 in totale, di cui 11 tra il 1795 e il 1796. Quando il futuro maresciallo Canrobert lo incontrerà nelle acque di Barèges, nel 1830, commenterà: “Era un colino”…