15 SETTEMBRE 1812: MOSCA BRUCIA!

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15 SETTEMBRE 1812: MOSCA BRUCIA!

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Settembre 15, 2022    
12:00 am

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• Leggiamo alcuni estratti delle memorie del sergente Borgogna:

[Adrien Bourgogne è da sei anni un cacciatorpediniere della Guardia imperiale]

Durante quella notte, dal 15 al 16, sentii l’impulso di visitare la città e di fare una visita al Cremlino di cui tanto si parlava. Ci mettemmo in cammino: per illuminare il nostro cammino non avevamo bisogno di torce, ma, poiché avevamo voglia di visitare le dimore e le cantine dei signori moscoviti, ci eravamo fatti accompagnare, ciascuno, da un uomo della compagnia munito di candele.

Dopo aver camminato per qualche tempo senza una direzione certa, seguendo il fuoco, incontrammo per fortuna un ebreo che si strappava la barba e i capelli, mentre vedeva bruciare la sua sinagoga, tempio di cui era il rabbino. Parlando in tedesco, ci raccontò le sue pene, dicendoci che lui e altri della sua religione avevano messo nel tempio, per salvarlo, tutto ciò che avevano di più prezioso, ma che ora tutto era perduto. Cercammo di consolare il figlio d’Israele, lo prendemmo per il braccio e gli dicemmo di condurci al Cremlino.

Era quasi mezzogiorno e noi eravamo ancora a tavola con i nostri amici, con la schiena appoggiata contro grandi pezzi di cannone, che sono su entrambi i lati della porta dell’arsenale, di fronte al palazzo, quando si gridò: «Alle armi!» Un attimo dopo, il fuoco cadeva nel cortile dove c’era una grande quantità di stoppa, che i russi avevano lasciato e di cui già una parte era in fiamme. Il timore di un’esplosione provocò un po’ di disordine, soprattutto per la presenza dell’Imperatore che fu costretto, per così dire, a lasciare il Cremlino.

Nel frattempo, avevamo detto addio ai nostri amici; eravamo partiti per raggiungere il reggimento. La nostra guida, alla quale avevamo fatto capire il luogo dove si trovava, ci fece prendere la direzione di una scorciatoia, ci diceva, ma fu impossibileaccedervi: le fiamme ci respinsero. Dovemmo aspettare che un passaggio fosse libero, perché in quel momento tutto era in fiamme intorno al Cremlino e l’impetuosità del vento che, da qualche tempo, con forza straordinaria ci lanciava pezzi di legno infiammati verso le gambe. Ci costrinse a rifugiarci in un sotterraneo dove c’erano già molti uomini. Restammo lì abbastanza a lungo e, quando ne uscimmo, incontrammo i reggimenti della guardia che si sarebbero stabiliti nei dintorni del castello di Pietroburgo, dove l’Imperatore avrebbe alloggiato.

Il vento e il fuoco non cessavano, ma un passaggio era libero: era quello da cui l’Imperatore era appena uscito. Lo seguimmo e, un attimo dopo, ci trovammo sulle rive della Moscova. Camminammo lungo i moli, che seguimmo fino al momento in cui trovammo una strada meno infiammata o un’altra completamente consumata, perché, per quella che l’Imperatore aveva appena attraversato, parecchie case erano crollate dopo il suo passaggio e impedivano di entrarvi…

Nella nuova direzione che avevamo appena preso, abbiamo lasciato il Cremlino sulla nostra sinistra. Mentre camminavamo, il vento ci mandava ceneri calde negli occhi e ci impediva di vedere; seguimmo le strade, senza altro incidente, oltre i piedi un po’ bruciati, perché bisognava camminare sulle placche dei tetti e sulle ceneri che bruciavano ancora e che coprivano tutte le strade. Avevamo già percorso un lungo tratto, quando improvvisamente trovammo la nostra destra scoperta.

Era il quartiere degli ebrei, dove le piccole case, costruite tutte in legno, erano state consumate: a questa vista, la nostra guida lanciòun grido e cade senza conoscenza. Ci affrettammo a liberarlo del carico che portava: tirammo fuori una bottiglia di liquore e gliene facemmo ingoiare qualche goccia; poi gliene versammo sulla faccia. Un attimo dopo, aprì gli occhi. Gli chiedemmo cosa fosse successo. Ci fece capire che la sua casa era preda delle fiamme e che probabilmente la sua famiglia era morta.

Il 16 viene dato l’ordine di fucilare tutti coloro che sarebbero stati catturati per la provocazione di incendi. Tale ordine era stato immediatamente eseguito. Non lontano da Piazza del Governo si trovava un’altra piazzetta dove alcuni incendiari erano stati fucilati e poi impiccati ad alberi: questo luogo fu sempre chiamato Piazza degli Impiccati.