13 NOVEMBRE 1805: LANNES E MURAT PRENDONO I PONTI DI VIENNA

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13 NOVEMBRE 1805: LANNES E MURAT PRENDONO I PONTI DI VIENNA

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Novembre 13, 2022    
12:00 am

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Lunga e bella storia in cui due Marescialli dell’Imperatore, Lannes e Murat, con il loro coraggio e la loro astuzia, hanno risparmiato molto sangue francese… e austriaco.

 

  • Lasciamo innanzitutto la parola a Murat:

Come ho avuto l’onore di riferire a Vostra Maestà, la città di Vienna è occupata e con un po’ di astuzia ci siamo impadroniti del ponte. I generali Bertrand e Moissel e il capo squadrone Lanusse, il mio aiutante di campo, erano stati incaricati di impadronirsene e avevano marciato, per sorprenderlo, in testa del 9º e 10º reggimento di ussari e dei 10º e 22º dragoni, con tre pezzi di cannone. Si sono mossi rapidamente e la barriera che chiudeva il sentiero davanti a loro,  un po’ distante dal ponte, è stata così rapidamente circondata, che due vedette che vi erano poste hanno avuto appena il tempo di fuggire, dopo aver sparato in aria i loro colpi di fucile.

Gli ussari arrivati sul ponte sono riusciti a fermare un uomo che stava per accendere il fuoco. L’incendio sarebbe iniziato dal lato della riva sinistra. L’abbiamo fatto arrestare e i signori Bertrand, Moissel e Lanusse si sono fatti avanti da soli.

Nello stesso momento sono arrivato, dopo aver attraversato la città, a capo della divisione dei granatieri. Il maresciallo Lannes che mi accompagnava, si è subito portato, con alcuni ufficiali, all’estremità opposta del ponte. Mentre parlavano con gli austriaci e cercavano di persuaderli che non avrebbero dovuto opporsi al nostro passaggio, io facevo pedinare una brigata di granatieri. Gli austriaci vollero colpire di nuovo, ma la fermezza del maresciallo Lannes impedì loro ancora una volta di dare fuoco ai cannoni.

Il principe d’Auersperg, arrivato su queste vie, ha chiesto di vedermi. Mi ha parlato dei suoi doveri, gli ho parlato della mia posizione e di quella del mio capo. Nel frattempo, i granatieri hanno finito di passare e gli austriaci si sono ritirati sulla strada per Brain [Brünn].

 

  • Cosa ne pensa Marmont?

La singolare sorpresa del ponte di Tabor merita di essere raccontata. Dopo la presa di Vienna per capitolazione, le truppe francesi si portarono sulle rive del Danubio. Lì il fiume ha una grande larghezza. Gli austriaci avevano preparato tutto per difendere il passaggio e per distruggere il ponte, utilizzato per la comunicazione della capitale con la Moravia e la Boemia. Batterie formidabili, poste sulla riva sinistra, e il ponte coperto di materiali combustibili rendevano facile la difesa: una scintilla avrebbe potuto distruggerlo. Le truppe francesi si presentarono all’ingresso guidate da Murat, Lannes, e Oudinot (…).

I tedeschi sono per loro natura conservatori e parsimoniosi. Un ponte come questo vale tanto. Murat e Lannes pensarono di approfittare di questa disposizione degli spiriti e di abusarne. Mossero le loro truppe, senza sembrare esitanti. Gridarono loro di fermarsi; lo fecero, ma risposero che c’era un armistizio che garantiva il passaggio.

I due marescialli, staccandosi dalle truppe, vennero soli sulla riva sinistra per parlare al principe Auersperg, dando l’ordine alla colonna di avanzare insensibilmente. La conversazione iniziò e mille sciocchezze furono dette al principe Auersperg. Nel frattempo, le truppe stavano guadagnando terreno, gettando nel Danubio la polvere e i materiali combustibili di cui il ponte era coperto. Gli ufficiali e gli ultimi soldati austriaci giudicavano l’evento: vedevano la frode e la menzogna e gli animi cominciavano a scaldarsi.

Un vecchio sergente d’artiglieria si avvicinò bruscamente al principe e gli disse con impazienza e rabbia: “Generale, vi prendono in giro, vi ingannano”. In questo momento critico, tutti i piani potevano saltare, ma Lannes, con la presenza di spirito che non lo abbandonava mai, con l’istinto del cuore umano, chiamò in suo aiuto la pedanteria austriaca, esclamando: “Come, Generale, si lascia trattare così! Che ne è stato della disciplina austriaca, tanto decantata in Europa?”. L’argomento produsse l’effetto desiderato. Il principe, sciocco, si arrabbiò con il sergente e lo fece arrestare. Le truppe, arrivando, presero cannoni, generali, soldati e il Danubio fu passato.

 

  • Marbot:

Murat e Lannes, ai quali l’Imperatore aveva ordinato di impadronirsi del passaggio del Danubio, marciarono verso i ponti, posizionarono i granatieri di Oudinot dietro le piantagioni folte, poi avanzarono, accompagnati solo da alcuni ufficiali di lingua tedesca. Piccole postazioni nemiche spararono. I due marescialli fecero gridare agli austriaci che c’era un armistizio, e, continuando a camminare, attraversarono senza ostacoli tutti i piccoli ponti. Arrivati al grande, rinnovarono la loro asserzione al comandante di Spitz, che non osò far sparare contro i due marescialli quasi soli, sostenendo che le ostilità erano sospese.

Tuttavia, prima di lasciarli passare, egli stesso volle andare a prendere gli ordini del generale d’Auersperg, lasciando il posto a un sergente. Lannes e Murat convinsero quest’ultimo che avrebbe dovuto raggiungere con i suoi soldati l’ufficiale sulla riva sinistra. Il povero sergente esitò (…) Lo si spinse lentamente, continuando a parlargli, e con una marcia lenta si arrivò all’estremità del grande ponte.

Un ufficiale austriaco volle allora accendere i materiali incendiari, ma glielo impedirono. La colonna dei granatieri di Oudinot apparve e si imbarcò sul ponte… I cannonieri austriaci attaccarono. I marescialli francesi corsero verso il comandante di quest’artiglieria, al quale rinnovarono l’assicurazione di un armistizio concluso. Poi impegnarono gli artiglieri a far avvertire della loro presenza il generale d’Auersperg.

Questi finalmente arrivò; stava per ordinare il fuoco, anche se i granatieri francesi circondavano già le batterie e i battaglioni austriaci, ma i due marescialli lo assicurarono che c’era un trattato, la cui condizione principale era che i francesi occupassero i ponti. Lo sfortunato generale, temendo di compromettersi versando inutilmente sangue, perse la testa al punto di allontanarsi, portando via tutte le sue truppe che gli erano state date per difendere i ponti!

 

  • Savary:

I marescialli Lannes e Murat entrarono a Vienna con un trucco che ebbe un’influenza così importante sul resto della campagna che bisogna parlarne.

Il generale Giulay non era ancora rientrato dagli avamposti austriaci, quando le nostre truppe entrarono a Vienna. Le voci di un armistizio erano diffuse dai nostri stessi nemici: sapevamo che il generale Giulay era ancora con l’Imperatore. Lo avevamo visto andare e venire. Poiché non era tornato, le voci di un armistizio stavano diventando plausibili.

Gli austriaci, posti sulla riva sinistra del Danubio, avevano preso i loro provvedimenti per bruciare il ponte di Tabor e l’avevano fatto proteggere da una postazione di ussari. I marescialli Lannes e Murat, desiderando salvaguardare questo mezzo di passaggio così essenziale all’esercito, vennero essi stessi, accompagnati da pochi ufficiali, al posto austriaco, dove ripetettero tutte le voci che circolavano sull’armistizio.

Il comandante del posto li prese per semplici ufficiali. Camminarono con lui, facendogli attraversare il ponte, molto lungo. Alcuni ufficiali austriaci appartenenti alle truppe sull’altro lato, cioè sulla riva sinistra, si avvicinarono e si unirono alla conversazione.

I granatieri di Lannes, guidati da un ufficiale intelligente, approfittarono del momento. Arrivarono per le strade dei sobborghi di Vienna, nell’isola del Prater, impedendo alle vedette degli ussari di dare l’allarme alle loro postazioni, che videro improvvisamente dei soldati sboccare alle loro spalle e la colonna all’ingresso del ponte.

Gli ussari austriaci non videro il loro ufficiale, che in quel momento era con i marescialli Lannes e Murat e che stava discutendo dell’armistizio. La colonna di granatieri sorpassò il ponte e si affrettò sull’altra riva, dopo aver gettato in acqua i pezzi d’artificio preparati per la distruzione del ponte.

Gli ufficiali austriaci si resero conto dell’errore che avevano commesso, ma era troppo tardi. Mai astuzia fu così ben eseguita.

 

  • Infine, Rapp:

Avremmo potuto conquistare i ponti solo se li avessimo presi di sorpresa. Alle truppe scaglionate lungo la strada fu impedito di fare alcuna dimostrazione capace di dare il risveglio, non fu permesso a nessuno di entrare a Vienna. Quando tutto fu ben visto, ben esaminato, il granduca prese possesso di questa capitale e incaricò Lanusse e Bertrand di fare senza indugio una ricognizione sul fiume. Questi due ufficiali erano seguiti dal 10º ussari. Trovarono alle porte del sobborgo un posto di cavalleria austriaca.

Non si combatteva da tre giorni; c’era una specie di sospensione delle armi. Si avvicinarono al comandante, conversando con lui, seguendo i sui passi. Arrivati sulle rive del fiume, continuarono a seguirlo. L’austriaco si arrabbiò e i francesi chiesero di comunicare con il generale che comandava le truppe stazionate sulla riva sinistra. Il 10º era obbligato a prendere posizione. Tuttavia le nostre truppe stavano arrivando, guidate dal granduca e dal maresciallo Lannes.

Il ponte era ancora intatto, ma i cannonieri tenevano le loro micce: il minimo segno avrebbe potuto far saltare l’impresa. Bisognava giocare d’astuzia e la bontà degli austriaci si prestò a questo. I due marescialli misero piede a terra, la colonna si fermò, non vi fu che un piccolo distaccamento che si portò sul ponte e vi si stabilì. Il generale Belliart avanzò con le mani dietro la schiena con due ufficiali di stato maggiore.

Lannes lo raggiunse con altri; andavano, andavano, chiacchieravano e così giunsero in mezzo agli austriaci. L’ufficiale postale inizialmente non voleva riceverli, ma alla fine  cedette. Gli furono ripetute le parole già pronunciate dal generale Bertrand, ovvero che i negoziati stavano avanzando, che la guerra era finita, che non avremmo combattuto.

Perché, disse il maresciallo, tenete ancora i vostri cannoni puntati su di noi? Volete attaccarci, prolungare le disgrazie? Girate i vostri pezzi. Metà soggiogato, metà convinto, il comandante obbedì. L’artiglieria fu diretta sull’esercito austriaco e le armi deposte. Durante i colloqui, il plotone d’avanguardia avanzava lentamente, mascherando scalpellini, cannonieri, che gettavano nel fiume i materiali combustibili, versavano acqua sulle polveri e tagliavano i conduttori.

L’austriaco, troppo poco familiare con la nostra lingua per interessarsi molto alla conversazione, si accorse che la truppa stava guadagnando terreno, e si sforzava di far capire che non doveva farlo. Il maresciallo Lannes e il generale Belliard, cercarono di rassicurarlo, dicendogli che il freddo era vivo e che i nostri soldati cercavano di riscaldarsi dandosi movimento.

Ma la colonna si avvicinava sempre di più ed era già a tre quarti del ponte. Egli perse la pazienza e comandò il fuoco. Tutta la truppa correva alle armi, i cannonieri preparavano i loro pezzi: sarebbe bastato poco per compromettere la campagna. L’austriaco aveva a che fare con uomini che non erano facili da sconcertare. Il maresciallo Lannes lo afferrò da un lato, il generale Belliart dall’altro; lo scossero, lo minacciarono, gridarono, impedendo che qualcuno lo sentisse.

Arrivò il principe [Auersperg], accompagnato dal generale Bertrand. Un ufficiale corse a riferire al granduca lo stato delle cose; trasmise alla truppa, a proposito, l’ordine di allungare il passo e di arrivare. Hogsberg cascò nella trappola, perdendosi in una conversazione inutile. Le nostre truppe approfittarono del tempo: arrivarono, conquistando il ponte.

 

  • Langeron:

Murat era al comando dell’avanguardia francese e non appena aveva occupato i sobborghi di Vienna, corse ai ponti del Danubio, il cui passaggio assicurava all’esercito francese facili e rapidi successi ed esponeva Kutusov ad essere tagliato fuori dalla strada di Brünn e costretto o a ritirarsi su Iglau, o ad accettare un combattimento che potesse annientare il suo esercito. Questi ponti del Danubio (che avrebbero dovuto bruciare) erano molto lunghi e facili da difendere. A Vienna si raccolsero i soldati e i pezzi di artiglieria disponibili e questo distaccamento venne stato affidato al principe Carlo di Auschberg [Auperg], tenente generale austriaco.

Era un soldato coraggioso, uomo onesto, ma testardo e facile da ingannare. Murat ne approfittò e, avendo chiesto un incontro al principe, lo convinse che Napoleone aveva appena concluso la pace con l’Austria e che l’imperatore Francesco aveva acconsentito a consegnare il passaggio alle truppe francesi per inseguire i russi. Certamente la trappola era troppo grossolana e la notizia che dava Murat troppo incredibile perché chiunque altro, oltre al principe di Auschberg, potesse aggiungervi fede.

Il carattere dell’imperatore Francesco era troppo noto perché il suo generale potesse credere che sacrificasse i suoi alleati in modo così sleale. Murat, parlando con il principe, avanzava sul ponte con la più inconcepibile temerarietà ed era seguito dalle sue colonne serrate in massa. I soldati austriaci volevano fare fuoco, ma il loro generale lo impedì. Infine, Murat giunse alle batterie e si gettò sulla miccia di un cannoniere che voleva appiccare il fuoco. Il principe di Auschberg fece ritirare le truppe e i cannoni e i ponti furono consegnati.

 

  • Purtroppo, non abbiamo la versione di Lannes.

E voi conoscete questa storia?