1° SETTEMBRE 1870: BATTAGLIA DI SEDAN

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1° SETTEMBRE 1870: BATTAGLIA DI SEDAN

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Settembre 1, 2022    
12:00 am

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Il 31 agosto 1870, a Sedan, l’esercito di Châlons, poco meno della metà delle forze francesi, comandato dal maresciallo de Mac Mahon, si opporrà all’esercito del generale de Moltke. 120.000 soldati francesi e quasi 600 cannoni e con loro l’imperatore Napoleone III, contro 200.000 uomini e 800 cannoni, con il re Guglielmo I e il suo cancelliere Bismarck sul posto.

Il 1º settembre, dalle 4 del mattino, iniziarono i combattimenti. La Terza Armata (il principe Federico Guglielmo di Prussia) e la Quarta Armata (il principe Alberto di Sassonia) convergono sull’altopiano di Illy dove si trova la prima divisione di cavalleria di riserva del generale Margueritte.

Alle 7 del mattino, Mac Mahon fu gravemente ferito alla coscia da una scheggia di proiettile e fu costretto a rinunciare al suo comando. Venne sostituito dal generale Ducrot, che propose una ritirata a Mézières, ma de Wimpffen pretese il comando per se stesso, citando una lettera del ministro della guerra e annullò l’ordine di ritirata.

Alle 13:00 de Wimpffen lanciò una grande offensiva verso Bazeilles, per aprire la strada verso Metz, ma, a causa della mancanza di mappe, i francesi fecero scarsi progressi e furono rapidamente bombardati dall’artiglieria nemica.

Allo stesso tempo, il III e il IV esercito prussiano s’incrociarono sul retro delle truppe francesi, che, catturate al contrario, non avevano più possibilità di ritirarsi. È lì che il generale Margueritte in testa ai suoi cavalieri, in una carica disperata, venne ferito a morte. Dalle alture di Frénois, il re Guglielmo, osservando i cavalieri di Maugueritte gettarsi nella fornace, pronunciò le ormai famose parole “Ach die tapferen Leute!” (Ah, la brava gente!).

L’artiglieria tedesca bombarda incessantemente le posizioni francesi, vinte dal panico. Tutti cercano di rifugiarsi nella cittadella di Sedan, in un generale “si salvi chi può”.

L’imperatore, nonostante la malattia, si dirige, cavalcando il suo cavallo, verso il fuoco della mitragliatrice. Ma la morte lo rifiuta. Ha capito che la situazione è disperata e vuole porre fine alla lotta e costituirsiprigioniero, sperando di preservare la vita delle sue truppe sconfitte. L’ordine di issare la bandiera bianca in cima alla cittadella è dato, ma il generale Faure, credendo di dover obbedire solo a de Wimpffen, lo ritirò.

Alle 18, l’imperatore, tramite il suo aiutante di campo, il generale Reille, trasmette questa lettera al re Guglielmo: “Mio fratello, non potendo morire in mezzo alle mie truppe, non mi resta che mettere la spada nelle tue mani’’.

Il re di Prussia accetta la resa e nomina il comandante in capo, il generale von Moltke, a redigere il trattato di resa. L’imperatore inviò de Wimpffen a Donchéry, dove si trovava lo stato maggiore tedesco, per chiedereuna resa incondizionata.

Le perdite francesi furono 3.000 morti, 14.000 feriti e 21.000 dispersi, contro 9.000 morti o feriti sul lato tedesco. L’imperatore e 83.000 soldati francesi furono fatti prigionieri.