Vai al contenuto

“Oro dell’Orba”: il museo di Daniele Cermelli

L’oro è l’elemento chimico (numero atomico 79 e peso specifico 19,3) goduto dall’umanità già alla preistoria poi menzionato dalla letteratura egizia intorno al 3000 a.C. e sull’Antico Testamento. Il metallo giallo di transizione tenero e duttile è stato apprezzato dalla civiltà greca, dal Buddhismo, sul Vangelo secondo Matteo, dall’economia, dall’industria elettronica, dalla gioielleria, dall’odontoiatria. La tradizione infinita di coniare le monete d’oro è stata estesa al dischetto di raggio minuscolo (10,5 millimetri) nato (1800) a Torino per evocare l’egemonia francese sull’Italia settentrionale ripresa dal condottiero Napoleone e la vittoria decisiva costruita dall’Armée de Réserve a Marengo (14 giugno 1800).

L’oro alla fase nativa è definito dalla forma di pepite, pagliuzze, grani posati sulle rocce e sul sedime alluvionale. Il prelievo di metallo aureo è cresciuto altresì sulla pianura alessandrina: il museo ”Oro dell’Orba” esalta la storia meravigliosa di pésca d’oro espansa dalla civiltà rurale alla coltura industriale. L’attrezzatura esibita alla cascina Merlanetta a Casalcermelli è, inoltre, la cornice alla visita pilotata dal proprietario Daniele Cermelli insieme al figliolo Mirko al museo storico gradito ai 10mila visitatori confluiti dal 2019 sull’area predisposta di 250 mq.

”L’Alto Monferrato – è stato riferito dal proprietario – unito al gruppo di Voltri (l’arco montuoso disteso dal Genovesato al crocevia alle Alpi marittime, definito appenninico dalla geografia e alpino dalla struttura geologica) è disseminato di strati invisibili o nitidi di quarzo bianco: la pietra di ghiaccio è forgiata dalla cristallizzazione di vapori magmatici e sostanze minerali (oro, rutilo, zircone, granato, magnetite, ilmenite) trasportati dalla roccia erosa dalla profondità terrestre al torrente Orba. La pésca d’oro risale all’epoca preromana e la sillaba celto-ligure Or associata ai toponimi Bormida, Dora, Gorzente, Orco, Orba esalta il raduno (95%) di fiumi auriferi d’Italia sul territorio nordoccidentale”.

”L’incrocio di due torrenti (Orba e Piota) – è stato aggiunto dal signor Daniele – è stato scelto dagli antichi Romani per fondare la città di Rondinaria e costringere gli schiavi a setacciare la sabbia: l’origine è condivisa dalla necropoli riservata ai cercatori d’oro scoperta (1948) sul territorio attiguo a Casalcermelli e abbinata alla città di Rondinella oggidì sepolta e quasi tutta inesplorata. La pésca d’oro complementare all’agricoltura è stata praticata dalla popolazione rurale casalcermellese nonostante l’intimidazione diffusa dal marchese aleramico del Bosco (secolo XI): il divieto è decaduto dall’epoca napoleonica. L’utensileria, universale a priori dall’esperienza condivisa di cercatori d’oro, precede la draga ciclopica di legno varata sul greto d’Orba (3 aprile 1887) qui a Casalcermelli per estrarre 800 grammi d’oro dall’analisi di 2mila metri cubi di materiale litoide al dì. L’apparecchiatura industriale è stata poi abbattuta dall’acqua esondata dal torrente Orba (13 ottobre 1892)”.

”L’arco chiuso dalla metà di due secoli (XIX e XX) – è stato dichiarato dal signor Daniele – fluiva sul torrente Orba insieme al cercatore d’oro seduto sul barchino a remi e fornito di piatti di legno per setacciare la sabbia aurifera e di fiala appesa al collo per stivare le pagliuzze intrise d’acqua. L’ampolla sigillata dal tappo ottenuto dal contorno, grezzo e zuppo di grasso suino, di canapa coltivata per l’industria tessile, esalta l’acume emerso dal mondo rurale e l’agricoltura ecosostenibile d’antan. La legge italiana impedisce di estrarre l’oro sul sito difeso dal vincolo ambientale: il visitatore sedotto dal turismo esperienziale può ricercare l’oro alla riserva naturale speciale torrente Orba all’unica area protetta d’Italia istituita (1987) dalla Regione Piemonte e legittimata a gestire la pésca di metallo giallo finalizzata al target amatoriale, scientifico e didattico. Il turista istruito dalla guida può, così, posare la scaletta a fior d’acqua per sfruttare la corrente e rimuovere la sostanza più lieve di materia già setacciata. Il materiale concentrato e arginato sugli scalini è poi versato sul piatto: la sabbia aurifera reduce dalla sciacquatura iniziale subisce il lavaggio preliminare alla pulizia attuata dalla spazzola e al prelievo di pagliuzze poi protette dall’ampolla. L’attività accresce la consapevolezza: l’oro è definito dal peso specifico (19,5 kg al litro) superiore al ferro (7 kg al litro) e all’acqua (1 kg al litro). Il lingotto di oro puro di volume pari al pacchetto di sigarette è contraddistinto dal peso di 2 kg e dal valore di 120mila euro: la sequenza cinematografica agitata dal decollo di barre auree di lunghezza pari ai trenta centimetri è ridicola”.