Il fil rouge tra l’Egitto, Torino e Marengo

14 settembre 1822: ”Je tiens l’affaire” urlava l’egittologo francese Jean-François Champollion (Figeac, 23 dicembre 1790 – Parigi, 4 marzo 1832) eccitato dalla soluzione al rebus per estrarre l’idioma egizio dall’iscrizione incisa sulla stele di granito svelata al 15 luglio 1799 a Rashid (o Rosetta) dal capitàno Pierre-François Bouchard (Orgelet, 29 aprile 1771 – Givet, 5 agosto 1822). ”L’esplorazione di piramidi – così asserisce l’archeologo Ferdinando Caputi (direttore nazionale Cisrei Italia) intervenuto al Polo culturale internazionale di Marengo – è stata sostanziale per decifrare il metodo di scrittura scolpito sulle strutture monumentali nell’Antico Egitto. Il concorso di scienziati spediti dal museo egizio di Torino è stato concreto per tradurre geroglifici (segni ideografici, sillabici, alfabetici suggeriti dalla natura). L’esegesi è scaturita dal travaglio ultratrentennale intrapreso dall’equipe di savants arruolati dal Generalissimo còrso. L’Antico Egitto è sempre coperto dall’alone di mistero. L’indagine è eterna e distende la cultura mediorientale ai venti musei di antichità egizie estesi dall’Africa, agli Stati Uniti d’America e all’Europa”.

La simbologia unisce l’Egitto al pianoro di Fraschéta: la piramide egizia, l’icona più palese di edificio dedicato ai defunti, induceva Napoleone a ordinare di costruire a Marengo il mausoleo corredato di sala fornita di tavole di marmo incise dal nome di ogni soldato caduto sul campo di battaglia (14 giugno 1800). Il decreto disatteso è stato poi riverito dalla struttura più modesta aperta dal 2009.

”La Campagna d’Egitto di Napoleone e la scoperta della stele di Rosetta” è il titolo della dissertazione esposta dall’illustre relatore al talk ”Marengo di Giovedì”. Il meeting è stato promosso per unire il brand Marengo al circuito turistico europeo e percepire il feedback positivo. L’area vasta alessandrina è estesa dagli ultimi contrafforti della catena appenninica ligure alla pianura padana ieri solcata dal dialogo disceso dalla folla nomade sulle vie Marenche costruite per connettere la Liguria al Piemonte e all’Europa e oggidì locus eletto per nutrire lo spirito: la conoscenza diffusa dalla storia può donare più libertà all’uomo.