Napoleone, Desaix e la piramide dall’Egitto a Marengo

L’esercito napoleonico guadava il fiume Tagliamento e allontanava le truppe asburgiche alla battaglia di Valvasone (16 marzo 1797): il trionfo apriva il soggiorno di Napoleone alla villa Manin, la dimora cinquecentesca dell’ultimo doge di Venezia insediata a Passariano di Codroipo. Qui il Piccolo Caporale conosceva il Generale Louis Desaix (Ayat-sur-Sioule, 17 agosto 1768 – Spinetta Marengo, 14 giugno 1800), comandante di divisione alla battaglia delle Piramidi (21 luglio 1798). Il grande quadrato divisionale, la tecnica militare promossa dal Generalissimo, neutralizzava la cavalleria mamelucca (75mila unità) di Ibrahim e Murad Bey (governatore d’Egitto eletto dal sultano ottomano): l’esercito francese (25mila uomini), disposto a quadri per difendere la milizia a cavallo e gli artiglieri, eliminava, così, il contingente nemico più pernicioso sul campo di battaglia. L’equipe di 165 scienziati o ‘savants’ unita alla Campagna d’Egitto progettata per colpire l’egemonia britannica sul mare Mediterraneo estendeva al mondo la cultura mediorientale. “Je tiens l’affaire!”: la frase datata 14 settembre 1822 esalta l’entusiasmo di Jean-François Champollion (Figeac, 23 dicembre 1790 – Parigi, 4 marzo 1832): l’egittologo francese scioglieva l’enigma per svelare l’idioma egizio dall’iscrizione incisa sulla stele di granito nero rinvenuta a Rosetta (15 luglio 1799). La lastra, esposta dal 1802 al British Museum di Londra, è sostata sul capoluogo alessandrino fondato dal conquistatore Alessandro Magno: la città costiera è la sede della nuova Bibliotheca Alexandrina, il centro di erudizione primario sul bacino mediterraneo operativo dal 16 ottobre 2002 per celebrare la Biblioteca Reale, la perla culturale ellenistica più ricca distrutta nell’antichità dal 48 a.C. al 642 d.C. Napoleone, sedotto dall’impero sconfinato costruito dal condottiero macedone, univa l’imitatio Alexandri all’unico stile di vita eletto.

La storia epica trasferisce la forza simbolica dall’Africa all’Europa e l’omonimia irrobustisce la liaison e riduce la distanza geografica. Civitas Nova, promossa dal vescovo Galdino di Milano e finanziata altresì dal Comune di Genova per aprire la via commerciale verso il centro della pianura padana, è stata donata al Papa Alessandro III e, perciò, rinominata Alessandria (3 maggio 1168). La città è mutata sull’epilogo della battaglia vinta a Marengo (14 giugno 1800) dalle milizie francesi trascinate dalla leadership di Desaix e Kellermann. Alessandria è stata eletta caposaldo militare e strategico per l’intera Italia settentrionale: la cattedrale di San Pietro è stata abbattuta per costruire la piazza d’armi adiacente al Palazzo Ghilini rinominato Palazzo Imperiale all’epoca di tre cicli di soggiorno di Napoleone. L’imperatore esplorava le fortificazioni modernizzate della città e la struttura organizzativa civile e militare del neonato Dipartimento di Marengo acquisito dalla Francia e disceso dalla vittoria nodale per l’epos napoleonico. La battaglia è stata altresì ripresa dalla prima rievocazione storica moderna: questa perla di living history allestita sul pianoro boscoso di Fraschéta domenica 5 maggio 1805 deliziava il Piccolo Caporale, stretto dall’uniforme e dal bicorno indossati cinque anni prima, e la sposa Joséphine diretti a Milano per l’incoronazione di Napoleone a Re d’Italia (26 maggio 1805). Qui il Generalissimo còrso poneva nella fossetta la lastra decorata dall’incisione “Napoleone Imperatore dei Francesi e Re d’Italia ai difensori della patria morti nella giornata di Marengo” cioè la prima pietra della piramide superba per custodire l’eterna memoria delle anime generose cadute a Marengo. Il decreto imperiale affidava al genio militare l’ordine di costruire il mausoleo dotato di sala fornita di tavole di marmo scolpite dal nome di ogni uomo morto quel dì glorioso. L’editto sovrano, disatteso dall’opera incompiuta, è stato riverito dalla struttura piramidale più modesta aperta dal 2009 vicino al Marengo museum allestito alla villa Delavo.