Scacchi: passione contro talento. Vince Napoleone

Dal 1750 fin verso il 1830 Parigi e la Francia furono al centro della scena scacchistica mondiale. Lungo l’arco del settecento personaggi illustri come Rousseau, Voltaire, Diderot, Robespierre, Benjamin Franklin, frequentarono il celeberrimo Café de la Regence, là dove si giocava a scacchi dal mattino alla sera senza requie.

Alla gente comune si mischiavano anche grandi maestri del gioco, ed uno dei più grandi di sempre André Danican Philidor.

Racconta Harold Schomberg che anche Napoleone passò di lì, e certamente per un grande appassionato di scacchi era impossibile non far tappa al Cafè de la Regence. Dalle rare cronache, dai sottili trafiletti, fa capolino la figura di un Napoleone scacchista certamente non eccelso, se non mediocre secondo canoni magistrali, e che pure mal tollera le sconfitte.

Quest’ultimo aspetto è testimoniato da un episodio che pare storicamente documentato. Nel 1809, giorno 9 ottobre, presso il castello di Schonnbrunn a Vienna, egli giocò contro il “turco”, il celebre automa scacchistico (un fenomeno da baraccone di quel periodo, uno strano congegno a guisa di saraceno all’interno del quale era in realtà nascosto un forte giocatore che di fatto giocava la partita). Uscito malamente sconfitto per due volte sulla scacchiera, Napoleone sembra che abbandonò la sala con fare collerico ed irriguardoso.

Napoleone era certamente un uomo, per così dire, di carattere, ma sicuramente non difettava in intelligenza. Poteva mal digerire le sconfitte (cosa comune tra tutti gli scacchisti) ma è difficile accettare razionalmente l’idea che egli non si rendesse conto di non essere uno scacchista valente. Da appassionato quale era, avrà per certo indagato ed osservato il gioco dei tanti maestri francesi suoi coevi, ed avrà tratto le giuste conclusioni.

Le poche partite consultabili a lui attribuite ci parlano solo di una passione che senza dubbio batteva il talento. Nell’immaginario collettivo, la strategia domina il campo di battaglia, ed essendo il gioco degli scacchi una battaglia tradotta in piccolo, tale regola dovrebbe permanere. Il Napoleone che trionfa ad Ulm, Austerlitz e Marengo, l’impareggiabile condottiero manovratore di grandi armate, deve essere, secondo i più, quello stesso che conduce le sue torri ed i suoi pedoni fino all’inesorabile scacco matto contro qualunque avversario, il vero genio militare non può conoscere confine almeno nella immaginazione e mitizzazione del Generale Corso che persiste tra tasselli bianchi e neri.

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