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18 MARZO 1805: ELISA BONAPARTE RICEVE IL PRINCIPATO DI PIOMBINO

18 MARZO 1805: ELISA BONAPARTE RICEVE IL PRINCIPATO DI PIOMBINO

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Marzo 18, 2023    
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Tipologia evento

Elisa, di vero nome Maria Anna, quarta figlia vivente di Carlo e Letizia Bonaparte, primogenita delle sorelle di Napoleone I, nacque ad Ajaccio nel 1777. Marbœuf, governatore della Corsica, amico della famiglia, le fece ottenere una borsa di studio per entrare nella prestigiosa scuola di ragazze nobili, la Casa reale di Saint-Louis a Saint-Cyr, fondata nel 1686, da Luigi XIV su richiesta di Madame de Maintenon.

La ragazza vi soggiornò dal 1784 al 1792. Lo stabilimento dovette chiudere con decreto del 16 agosto 1792, lo lasciò all’età di quindici anni. Napoleone la riportò ad Ajaccio. Ma la Corsica è divisa, i Paolisti hanno il dente duro, si oppongono ai Bonaparte e a Letizia, vedova da sette anni. Deve, con i suoi figli, esiliarsi nel continente, vicino a Tolone, e poi a Marsiglia, dove la famiglia vive in una povertà estrema, aiutata solo dal saldo di Napoleone.

Nel 1797 Napoleone fu generale in capo dell’Armata d’Italia. Elisa, un tempo corteggiata dall’ammiraglio Truguet, aveva 20 anni. Un ufficiale corso di origine nobile, Pascal-Felix Baciocchi, dalla carriera militare poco brillante – a 35 anni è solo capitano di fanteria leggera, mentre aveva iniziato venti anni prima come sottotenente al Royal-Corse – la chiede in matrimonio. Inoltre, i Baciocchi hanno mantenuto buoni rapporti con Paoli, il nemico della famiglia.

Il matrimonio, favorito da Giuseppe, fu celebrato a Marsiglia il 1º maggio 1797. Napoleone, avvertito troppo tardi, non poté opporsi. I due sposi vissero un periodo nel castello di Mombello, vicino a Milano, dove Bonaparte teneva la sua corte. L’11 luglio 1797 Baciocchi fu nominato comandante di battaglione e ricevette il comando della cittadella di Ajaccio.

Nel dicembre 1797, Elisa e Pascal-Félix sono a Parigi, invitati da Lucien. Elisa stringe amicizia con Mme Récamier. Mentre suo marito, comandante di una mezza brigata, si trovava a Sedan, poi a Saint-Omer, nel 1800 incontrò nei salotti Lucien Louis de Fontanes, direttore del Mercure de France, che aiutò a far nominare più tardi presidente del Corpo legislativo, poi conte dell’Impero, Senatore e Gran Maestro dell’Università. Il suo amico Fontanes le presenta Chateaubriand. Fa leggere a Napoleone “Atala” e ottiene la cancellazione del nome dello scrittore dalla lista degli emigrati. Chateaubriand parlerà di lei come “la bella”, “l’eccellente protettrice”.

Con decreto del 18 marzo 1805, Elisa, divenuta altezza imperiale, ricevette l’amministrazione, in Italia, del principato di Piombino, comprendente l’isola d’Elba, poi il principato di Lucca. Più tardi, il 2 marzo 1809, le viene attribuito il granducato di Toscana, che nel 1808 era stato rapito alla regina d’Etruria e annesso all’Impero. Inoltre, Napoleone fece di suo marito un principe e lo nominò generale di divisione. Elisa risiedette allora a Firenze, a palazzo Pitti.

Elisa, nel suo granducato, sa circondarsi di persone serie e competenti. Crea scuole, ospedali e un’Accademia Napoleonica che protegge le arti. Vi fa intraprendere grandi lavori, valorizza le miniere di ferro dell’isola d’Elba, rilancia le manifatture di seta e di velluto. Tutte le sue decisioni sono sistematicamente stampate in entrambe le lingue, francese e italiano.

Il 31 gennaio 1814, mentre i napoletani entravano a Firenze, Elisa, incinta di tre mesi, si rifugiò a Lucca, poi ritrovò a Genova suo marito, partito per la Francia. Di fronte all’avanzata degli Alleati, perde la speranza di raggiungere Parigi e si ritrova a Montpellier, dove apprende della caduta della capitale. Partì quindi per Bologna, poi tentò di raggiungere Vienna. Incontra Jerome a Graz, riparte verso Bologna, e in viaggio, a Paseriano, dà alla luce un figlio.

Dopo lo sbarco di Golfe-Juan, Elisa fu arrestata dall’esercito austriaco e internata per qualche tempo a Brünn in Moravia, fu poi autorizzata dal cancelliere Metternich a stabilirsi vicino a Trieste, dove, sotto il nome di contessa di Compignano, Trova Jerome e Fouché. Qui morì nel 1820 a causa di una febbre. Felix Baciocchi sopravvisse fino al 1841. Elisa sarà sepolta a Bologna, nella basilica di San Petronio.

• Pierre-Louis Roederer, che ha frequentato Elisa, scrive di lei nelle sue “Memorie sulla Rivoluzione, il Consolato e l’Impero (1856)” il seguente ritratto:

“Questa è la persona della famiglia che amo di più. Lei è sottile, magra, braccia piccole, belle gambe e piedi; una figura ben fatta, profilo antico, capelli neri, occhi neri, pelle abbastanza bianca, bocca abbastanza grande, bei denti, estrema mobilità nella fisionomia, il suo stato più usuale è un’aria vivace e un po’ dura.

La decenza, la bontà, a volte l’aria della noia e della costrizione, quando è con persone che conosce poco. L’aria allegra, aperta, spirituale con gli amici, quando si diverte. Passa bruscamente da una fisionomia all’altra.

La mobilità della sua figura non è il suo unico fascino, è anche la forza della sua espressione; è la miscela di varie espressioni. Spesso risate e lacrime si mescolano. Ama appassionatamente la tragedia, conosce a memoria i frammenti dei più bei ruoli di Racine e Voltaire, ama i ruoli delle situazioni eroiche, anche se con un po’ di accento meridionale. Ha questo gusto comune con il Primo Console e Lucien che ama molto. Questo potrebbe far dubitare se è naturale e caratteristico o comunicato.

Nello stesso secondo soffre, grida, piange, ride e consola chi la circonda. Non ho visto nessuno che si abbandona più francamente ai suoi primi movimenti e che guadagna meno a reprimerli. Non ho visto nessuno che abbia così tanto movimento, prudenza e abbandono, dei principi. I principi sono per la vita morale ciò che i conti fatti sono per la famiglia.”

• L’Imperatore, a Sant’Elena, diceva di sua sorella:

“Era una donna amante. Aveva spirito, un’attività prodigiosa e conosceva gli affari del suo gabinetto come avrebbe potuto fare il più abile diplomatico. Corrispondeva direttamente con i suoi ministri, spesso resisteva loro e talvolta mi costringeva a partecipare alle discussioni.”