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12 dicembre 1791: NASCITA DI MARIA LUISA

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12 dicembre 1791: NASCITA DI MARIA LUISA

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Dicembre 12, 2022    
12:00 am

Tipologia evento

Maria Luisa Leopoldina Francesca Teresa Giuseppe Lucia d’Asburgo-Lorena (Maria Luisa d’Austria), arciduchessa d’Austria, principessa d’Ungheria e di Boemia, figlia maggiore dell’imperatore Francesco I d’Austria, nacque il 12 dicembre 1791 a Vienna.

Dopo la battaglia di Wagram nel 1809 e il trattato di Schönbrunn, Maria Lorena fu data in matrimonio nel 1810 a Napoleone I. Si recò con riluttanza in Francia, paese che vent’anni prima aveva ghigliottinato la prozia Maria Antonietta, moglie di Luigi XVI.

• Leggiamo quello che dice Frédéric Masson, in “Napoleone e le donne”, del primo contatto di Napoleone e Maria Luisa

Ma questa donna gli piacerà? Potrà fisicamente desiderarla? Da Vienna gli è stato inviato il suo ritratto: è una ragazza dai lunghi capelli biondi, divisi sulla fronte in grossi ciuffi pendenti; una fronte abbastanza alta, gli occhi di un blu di terraglia, la faccia marcata del vaiolo e punteggiata di rosso; il naso un po’ scavato alla radice, le labbra grosse, il mento pesante e sporgente, i denti bianchi, abbastanza separati e portati in avanti. Le spalle larghe e bianche, le braccia magre, le mani piccole, i piedi affascinanti. È grande per una donna: cinque piedi e due pollici (1,67m) – più bassa di lui soltanto di quattro linee (9 millimetri).

Tutto sommato una bella donna, ma senza grazia né flessibilità né fascino. D’altronde, l’altezza non gli dispiace e vi trova dell’imperiale. Quello che guarda prima di tutto è la razza da cui deriva.


Quando Lejeune, l’aiutante di campo di Berthier, arriva a Compiègne, precedendo di qualche giorno l’imperatrice, Napoleone fa portare il ritratto che ha ricevuto da Vienna e interroga Lejeune, che per fortuna è sia pittore che soldato, sull’effettiva somiglianza. Il giovane mostra allora un profilo di lei che ha disegnato e, subito, Napoleone esclama: “Ah! è il labbro austriaco!” Prende dal tavolo le medaglie degli Asburgo, confronta i profili e si entusiasma. Questa è la donna che voleva, è l’imperatrice!

Da quando la negoziazione si è conclusa, da quando ha visto il suo sogno realizzarsi, è impaziente di possederlo. Al Louvre, per l’installazione della Cappella nel Grand-Salon, gli si obietta che non si sa dove mettere gli immensi quadri: “Beh! – risponde – non resta che bruciarli”. Adesso (lui!) si preoccupa dell’impressione che darà: si fa fare da Léger, il sarto di Murat, un abito di Corte tutto coperto di ricami. Fa venire un calzolaio nuovo perché le sue scarpe siano più sottili: vuole imparare a ballare il valzer e si dà da fare. Come scrive Caterina da Vestfalia a suo padre, queste sono cose che né voi né io avremmo immaginato.

E man mano che il corteo dell’imperatrice da Vienna raggiunge la Germania, poi la Francia, la sua impazienza cresce. Vuole tenere la donna: più della donna, ciò che rappresenta. In ognuna delle città dove, secondo il suo itinerario che ha fissato ora per ora, Maria Luisa si ferma, invia pagine, scudieri, ciambellani con lettere, fiori e selvaggina che ha ucciso. Da ognuna di esse egli attende le lettere dell’imperatrice, di Berthier, di sua sorella Carolina, lettere delle signore, scudieri, prefetti. 


Il cerimoniale è stampato. Il padiglione dove gli sposi per procura si incontreranno è costruito e tappezzato; le truppe sono comandate, i pasti sono preparati e le città sono in attesa. Ma non importa! Il 27 mattina, parte da Compiègne con Murat, senza scorta, senza seguito, con una pioggia battente. Sotto il portale della chiesa di Courcelles, aspetta.

Ecco la grande berlina a otto cavalli che si ferma per dare il cambio. Napoleone si avvicina. Lo scudiero lo annuncia. Caroline lo nomina. Lo scalino si abbassa. L’Imperatore, tutto bagnato, è in macchina. Si riparte. Senza mangiare, alle nove passate della sera, si arriva a Compiègne: l’Imperatore accorcia i discorsi, le presentazioni, i complimenti. Porta Maria Luisa nel suo piccolo appartamento dall’interno.

Là, sta a lei ricordarsi della lezione che suo padre le ha dato: obbedire completamente al marito. 

Il giorno dopo, a mezzogiorno, si fa servire il pranzo presso il letto dell’imperatrice dalle donne del suo servizio. E durante la giornata disse a uno dei suoi generali: “Mio caro, sposa una tedesca. Sono le migliori donne del mondo, dolci, buone, ingenue e fresche come rose. Pensa come ci stupiremo se ha preso tanto sul serio il matrimonio per procura e non ha aspettato le cerimonie che seguiranno?”  

“Non ho paura di Napoleone,” dice Maria Luisa a Metternich, tre mesi dopo il suo matrimonio, “ma comincio a credere che abbia paura di me.”